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Quando sono arrivata a Istanbul la prima volta,mi sono innamorata.o sentito l’aria del Bosforo sul mio viso,il canto dei gabbiani mischiato al richiamo dei muezzin,il profumo del pesce fresco alla piastra venduto sulle barche,la vista dai colori arancione della torre di Galata…poi ho cominciato a passeggiare. Ho fatto tutti i giri di dovere:il Topkapi,la Moschea Blu,Santa Sofia,la Cisterna,Beyoglu,Taksim,la crociera sul Bosforo.E sono rimasta affascinata anche di tutto quello splendore.Ma mentre guardavo da turista la città,mi fermavo,osservavo,parlavo con le persone,li conoscevo.e questo,questo è stato il motivo definitivo perche nel mio pensiero e nel mio cuore da li in poi non ci fosse altro che questo posto.Istanbul.ho deciso,senza ripensamenti,senza dubbi,con una certezza e una chiarezza che ho avuto poche volte nella mia vita,che era quella gente,che viveva in quel posto,che io volevo conoscere.era in mezzo a loro,alle loro usanze,tra il caos e bellezza della loro città che io volevo vivere.

Certo,Istanbul è anche super moderna,piu di molte città europee,con una metro super efficiente,con ristoranti moderni ed elegantissimi da togliere il fiato,con gallerie d’arte bellissime,con negozi delle migliori marche del extra lusso,super machine e super tecnologie,i centri commerciali piu grandi dell’europa….

Ma…

When i came to Istanbul for the first time, i fell in love. I felt the air of the Bosphorus on my face, the sing of seagulls mixed to the call of the Muezzin, the smell of fresh fishes sold on the boats, the orange-coloured sight of the Galata Tower… Then i started waliking. I passed through the obbligatory places: Topkapi Palace; The Blue Mosquee; Hagia Sophia; The Tank; Beyoglu; Taksim; a cruise on the Bosphorus. And i was fascinated from all of that splendor too. But whilei was watching the city as a tourist, i stopped, observed, talked with the people, i got to knew them. And this is the definitive reason of why from there onward, in my mind and in my heart there wasn’t any other place than this. Istanbul. I chose, whitout secon thoughts, with a certainty and clarity that few times i felt in my life, that it was those people, who lived in that place, that i wanted to know. I wanted to live between them, their customs, between the chaos and beauty of thei city.

Sure, Istanbul is super modern too, more than lots of european cities, with an efficent subway, with modern and really elegant restaurants that takes your breath away, with beautiful art galleries, shops of the best luxury brands, machines and technologies, the biggests shopping malls in Europe.

But…

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Questa nuova Istanbul,questa Istanbul contemporanea,cosa mi raccontava?Mi parlava del futuro,dei giovanni,della creatività e del denaro.di quanto si potesse fare e si potesse avere…

Io invece volevo che mi raccontasero il loro passato,la loro storia,le loro tradizioni..di quello che hanno fatto e di quello che hanno avuto….il passato mi ha sempre attirato di piu del contemporaneo.

Volevo capire e stare in mezzo al passato che continua a vivere,alle tradizioni che continuano ad esistere,al modo di vivere autentico,e non copiato e fatto suo.

Starò diventando io stessa vecchia….

Ed è per tutto questo che quando ho deciso di trasferirmi e di scegliere una casa per me,dove avrei anche condiviso una o due camere con degli “ospiti”,ho deciso che quello che io volevo vivere e quello che volevo fare vivere a chi sceglieva di stare da me era questo.la vita vera,un posto vero,dove si scende a prendere il pane al negozietto sotto casa e si scambiano due parole con il ragazzetto che è li alla cassa,che non avrà piu di 13 anni,sulla partita di calcio del Galatasaray che sta andando nella vecchia tv…dove esci al mattino presto e fai la strada con le mamme e con i bambini in divisa che stanno andando a scuola,dove ti suona il campanello la signora con il velo che abita di sotto chiedendoti perche non se ancora andata a bere il tè a casa sua,dove il vecchio signore del market aperto fino a mezza notte,che parla solo turco,ogni volta che entri ti saluta chiedendoti di Berluscone e ti chiede come mai oggi non prendi le sigarette,avvertendoti che fumi troppo. dove i bambini giocano per strada,e si fanno caos e sporcano dappertutto con pacchetti vuoti di patatine e caramelle,ma chi se ne importa…dove in estate le signore lavano i tappeti sui marciapiedi con le spazzole e il sapone o si siedono sui cuscini davanti alle porte a chiacchierare,dove si vedono le scarpe fuori delle porte,perche nella Istanbul vera non si entra in casa con le scarpe!

Io ho lavorato a Milano nella moda per tanti anni,negozi,agenzia,ma niente mi ha mai tanto riempito il cuore come il bambino di 2 anni del primo piano che si sforza per dirmi HELLO perche li ha insegnato la mamma per salutarmi…

Probabilmente il povero ti riempie e ti insegna molto piu del ricco.

Qua nessuno parla inglese.che bello! 🙂

 

This brand new Istanbul, this contemporary Istanbul, what did it told to me? It talked about the future, about youngs, of creativity and money, of how much you could do an how much you could have… Instead, i wanted to be told of thei past, their history, their traditions… Of what they did and what they had… The past always attracted me more than contemporary.

 

I wanted to understand and to be in the middle of the past who still lives on, of traditions who continues to exist, an authentic way of living, not copied and made its own

 

 

Maybe i’m becoming old too…

 

 

And it’s for all of this that, for when i decided to move here and to choose a home for me, where i would even share one or two rooms with “guests”, i decided that this was what i wanted to live and what i wanted to be lived from who chose to stay at my house.

 

Real life, real place, where you go down to a small shop to buy bread and talk with the kid at the cash desk who’s not more than 13, while a Galatasaray football match is airing on an old tv… Where youi go out early in the morning and walk down the road with the moms and their kids in uniform that are going to school, where the woman living on the floor below ring to your home asking why you still haven’t gone to her house to take a tea, where the old man who only knows turkish at the market open 24/7 asks about Berlusconi everytime you come in and warns you of your smoking habits, where the kids play on the streets and make noise and get all dirty with empty bags of chips and candies, but who cares… Where in summer the ladies wash their carpets on the sidewalks or they sit down on cushions in front of thei housedoors to chat, where you see shoes outside of homes, because in the real Istanbul you don’t enter in home with shoes!

 

 

I’ve worked in Milan in the fashion industry for many years, shops, agencies, but nothing ever warmt my heart like a 2 years old kid who tries to say “Hello” to me because her mother taught it to him just to salute me…

 

Probably the poor fills you and teaches you more than the rich…

 

And here no one speaks english, how good! 

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  1. CAPISCO IL TUO SVISCERATO AMORE PER la semplicità delle persone e il loro tenero interessamento. Forse è quella cosa che la nostra società ruotando intorno all ego individaulista più sfrenato ha perso o sta perdendo definitivamente: si chiama solidarietà accettazione dello straniero!
    ho avuta la stessa sensazione a RHODI..
    mi prometto di visitare istambul…magari nel tuo beb ! ciao luisa

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